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La storia dell'Api-Colf, a leggerla ora, ci appare così intimamente legata a quella del Paese come non ci era forse sembrata quando, vivendola, l'abbiamo fatta. La rinascita del movimento operaio nel clima tormentato della guerra civile, la fine della breve stagione dell'unità sindacale con la dissociazione della corrente sindacale cristiana dalla 'libera Cgil'm la legislazione dell'equipe retributiva della fine degli anni '50, le ripercussioni della contestazione del 1968 sull'unità sindacale dei cristiani, l'emancipazione della donna, la dissoluzione dell'unità politica dei cattolici dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989, la politica della concentrazione, la grande migrazione verso Occidente dei poveri dell'Est e del Sud del mondo: gli atti dei Congressi Nazionali dell'Api-Colf ci dicono che le colf, attraverso l'impegno nella loro Associazione cattolica, hanno vissuto da protagoniste, forse senza neppure averne sempre piena consapevolezza, la storia della seconda metà del '900. Intorno ad un nucleo di giovani donne radunato da Padre Erminio Crippa negli anni '50, si è aggregata, con lo scorrere del tempo, una compagine di dirigenti che hanno ampliato la missione associativa: dalle scuole alle cooperative, dal sindacato al collocamento, alle case per ferie. E ora che le parti sociali hanno costituito la Cassa colf, che per la prima volta assicurerà prestazioni assistenziali generalizzate ai lavoratori ed alle lavoratrici della categoria, dobbiamo considerare un riconoscimento dell'opera svolta da queste dirigenti il fatto che tutte le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale abbiano nominato all'unanimità come primo Presidente proprio la Presidente dell'Api-Colf.
Padre Crippa è stato capace di contagiare l'Associazione di questa passione e, se l'Api-Colf è ancora l'avanguardia del movimento dei lavoratori al servizio dell'uomo, in gran parte ciò è dovuto agli effetti di quell'impegno vocazionale di riparazione, sull'onda del quale è stato intrapreso il cammino della professionalizzazione della categoria, dell'apertura delle scuole e dei centri di formazione professionale: non per ragguagliare il valore della persona al suo grado di istruzione, ma per affermare il peso della competenza nella cura delle persone, che non può essere certo minore della competenza che si richiede a chi ha in affidamento la cura di macchinari: non è mai il lavoro che dà la misura dell'uomo ma, al contrario, è l'uomo a dare la misura del lavoro. Il XVII Congresso Nazionale dell'Associazione – convocato ad Assisi mentre la Seconda Guerra del Golfo versa nella violenza le tragiche difficoltà che avvelenano i rapporti tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, tra popoli di cultura e religione diverse, tra persone che godono del superfluo e persone che mancano nel necessario - pone il tema della mondializzazione al centro dei suoi lavori. L'Api-Colf fin dal IX Congresso Nazionale, celebrato a Torino nel 1976, ha rivolto il suo sguardo al nuovo orizzonte aperto sul fenomeno migratorio dei lavoratori addetti alla cura delle persone. La storia ci ricorda che fin da allora, quando quasi nessuno ancora in Italia si era accorta che il nostro Paese stava diventando terra di immigrazione, e che questa era costituita in gran parte da Colf, l'Associazione si era impegnata perchè la circolazione mondiale del lavoro non si trasformasse nell'importazione di una nuova schiavitù nei Paesi ricchi, pernchè non si profittasse delle immense povertà universali per relegare la gioventù del mondo sottosviluppato, perchè alle Colf estere (ma non straniere) fossero riconosciuti gli stessi identici diritti attribuiti alle Colf italiane. Anche per questo sono state patrocinate le migliaia di cause difese dagli avvocati dell'Associazione, riuniti nella Consulta Legale. Già negli anni '70, l'Associazione dette alle stampe il volume Lavoro amaro: le estere in Italiam i cui Padre Crippa ammoniva di “evitare lo scandalo dei cristiani che fanno ancora differenza tra greco e giudeo ed ignorano la parola del Signore”. Da allora l'Api-Colf, che conta oggi tra i suoi associati più esteri che italiani, non ha mai tralasciato di essere dalla parte delle Colf estere, attenta alle loro sensibilità, ai loro bisogni, ai loro diritti, ma anche sollecita ad impegnarle nell'assolvimento dei loro doveri: dalla Giornata Nazionale di Messina, dedicata nel 1977 alla Solidarietà internazionale per la donna e la colf più abbandonata del terzo mondo, al XVI Congresso Nazionale di Torino, dedicato nel 1999 allamulticulturalità, per finire nel 2000, con la costituzine della Onlus Soccorso Cristiano per i Diritti Civili Maria Bombaci, che intende essere uno strumento al servizio di tutti, ma in particolare dei componenti delle comunità estere, per affermare il principio che non va dato per carità ciò che spetta per diritto. Oggi c'è ancora da fare per la categoria. Non solo per evitare che l'immigrazione si traduca in una nuova schiavitù, ma anche per completare il tragitto verso la dignità intrapreso agli inizi della vita associativa: c'è ancora da cnquistare l'indennità di malattia, il diritto alla conservazione del posto di lavoro per le colf in maternità, regimi convenzionali adeguati per le cooperative che operano con gli enti pubblici, il diritto alla formazione civica e professionale delle colf estere, livelli, pensionistici equi, la difesa del trattamento di fine rapporto, fugando il pericolo del lavoro nero mascherato da collaborazioni autonome e tante altre disparità che ancora assillano il lavoro a servizio dell'uomo. Ma, soprattutto, deve completarsi il cambiamento della mentalità nei confronti della collaborazione familiare. L'Api- Colf ha sempre voluto promuovere e sostenere la cultura della solidarietà, racchiusa nel sostantivo 'collaborazione', presente nel suo nome, che è per i cristiani la veste sociale di quell'amore per il prossimo che fonda la costituzione materiale della legge evangelica. Anche la Chiesa Cattolica ha sempre fatto sentire all'Associazione la sua vicinanza e il suo sostegno, assicurandole il conforto dell'assistenza dei suoi Consulenti Ecclesiastici, nelle province come al centro. Con la forza che ci dà sentire di avere al fianco la comunità ecclesiale, ci avviamo ad affrontare la nuova ed impegantiva sfida nella Collaborazione Familiare.
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FLASHNEWS - GIUGNO 2017
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NEWSLETTER - APRILE 2017
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